Sinfonia n° 1 – Parte seconda

Il vento passava in mezzo alle fronde degli alberi del lungomare, le sembrava quasi di sentirle ridacchiare mentre Eolo faceva loro il solletico.

Frusccc, fruscc, sussurravano contente.

Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc…

Continuava a camminare.

Intanto pensava a come in fondo tutto possa diventare musica, anche i pensieri.

Dall’altro lato della strada ecco arrivare una nonnina con il nipote stretto alla mano.

Sembrava così anziana, con le rughe così profonde che sembravano quasi baciarle quegli occhi chiari, limpidi e profondi come il mare.

Chissà quanti racconti, quante emozioni ed avventure, quante immagini si erano impresse in fondo a quelle pupille, nere come l’infinito.

Il bimbo saltellava accanto a lei e il sorriso ampio e solare la contagiò con la sua allegria.

Passarono accanto a lei lievi e delicati e nella mente le venne in mente una giornata di musica, tanti anni prima, quando ancora era una pargoletta.

Ecco le note, il suo primo canto corale, l’Inno alla gioia! Cominciò a canticchiarlo fra sé e sé e in men che non si dica si trovò di fronte alla sua meta.

Spinse la porta a vetro che produsse un lento fruscio e il campanello sopra di esso tintinnò festoso.

Solo un leggero parlottio di sottofondo a seguire la sua scelta del prodotto adatto, della sua scusa in realtà per intraprendere quel piccolo percorso nelle stradine del quartiere.

Ed ecco un suono squillante!

Una risata cristallina come un suono di allegri violini risuonò nell’aria.

Sorrise fra sé e sé, quel suono per un attimo l’aveva riportata alla realtà del momento, immersa come era in quel suo viaggio interiore.

Due chiacchiere leggere come la brezza con il negoziante, di quelle che fanno bene all’animo e via di nuovo fuori dalla porta.

Dlin-dlin!

Salutò il campanello sopra l’uscio.

Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc…

Suonavano i tacchi sull’asfalto…

Frusccc, fruscc…

Conversavano con il vento le foglie.

Scrrrr, scrrrr, scrrrr…

Intonavano le onde…

Cri, cri, cri

Cantavano da lontano i grilli.

Sospinta dalla sinfonia del mondo, in una danza leggera si trovò di nuovo di fronte all’ingresso della sua casa.

Clunck!

Chiudendo la porta dietro di sé la sua bocca si allargò in un sorriso di gioia.

Era stato davvero un bel viaggio!

Sinfonia n° 1 – Parte prima

“Diamine!” pensò chiudendo la porta dietro di sé “L’aria è davvero pungente! Credere che fino a qualche ora fa sembrava di essere in primavera”.  Incominciò a camminare. Quel se pur breve tragitto dalla casa alla posta le sembrava ricco di sorprese. Eppure nulla intorno, per un occhio non esperto, sarebbe parso anche minimamente interessante.

“Perché mai ho messo questi tacchi!” rimproverò a sé stessa “Di certo un bel paio di scarpe da tennis sarebbero state l’ideale”. Pensò mentre percorreva quella stradina piena di buche sulle quali le sembrava di fare equilibrismi notevoli per non ritrovarsi con le terga ben piantate sull’asfalto.

Girando l’angolo si trovò nella via principale. Certo che sicuramente quella stradina di principale non aveva un bel niente. Neanche un’anima passava, neanche una piccola macchina. Continuò a camminare.

Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc…

Ascoltava il suo passo. Cadenzato e sempre uguale, anche nella scivolata del piede destro. Quasi un ritmo incalzante che si ripeteva costante. Continuò ad ascoltare e mantenendo rilassata l’andatura la musica della sua camminata non presentava mutamenti.

Ma ecco un cagnolino scodinzolante catturò la sua attenzione. Sembrava velare leggero sul marciapiede. Con passo deciso percorse la strada e scomparve all’interno di una piccola bottega di alimentari.

“Forse avrà dimenticato il latte” si disse con un sorriso ironico. Percorse quasi in un baleno quei pochi metri che la separavano dal negozio. Era decisamente curiosa di vedere cosa stesse facendo quel piccolo quadrupede dal musino simpatico.

Appena arrivata lo vide là, beatamente seduto, aspettando un non specificato nonsoché. Si voltò un secondo, sentendola passare, e rimise il nasino attaccato al vetro.  Non calcolò neanche la mano di lei protesa per farsi annusare. Liggio al suo canino dovere di attesa di un qualcosa il cui segreto era ben custodito in quei occhietti neri e vispi.

“Pazienza” rimuginò lei “Magari avremo un’altra occasione per fare amicizia”. Ricominciò il suo piccolo viaggio.

Poco più avanti, sul cornicione di una casa, facevano bella mostra di sé dei sassi. Erano di diverse dimensioni ma sistemati con tale cura da sembrare l’opera di un artista o forse chissà di un mago che li avevi lì posti per un qualche rituale di protezione per sé ed i suoi cari. Vi erano sassolini bianchi, altri neri e rossi e tutti avevano qualcosa in comune, erano stati portati lì sicuramente dalla spiaggia che era di fronte, testimoni silenziosi di avventure mirabolanti o semplicemente delle chiacchiere dei bagnanti.

Il mare! Eccolo! Si udiva! Con quella voce calma e strascicante, sempre uguale, ritmica ma in fondo così diversa ad ogni nota. Un canto soave che raggiunge anche la più recondita parte dell’essere.

Sarà stato il canto del mare ad affascinare il buon Ulisse, non le sirene ma il mare stesso che richiama a sé coloro che non possono fare a meno di amarlo di amore così profondo e viscerale come quello che una madre prova per il frutto di sé.

(Fine prima parte)

Il letto ad allungamento molecolare

Genitori! Amici e colleghi di genitorialità!

Preparatevi!

Presto su questo schermo il letto del domani!

Il letto che finalmente ci garantirà il meritato riposo!

Il letto che ci permetterà di non tremare davanti alla frase tanto temuta…

“Posso dormire con te?”

L’unico letto capace di allungarsi ed allargarsi a dismisura solo al tocco del genitore in cerca di un fazzoletto di materasso libero per potersi lasciare andare nelle braccia di Morfeo!

Eccolo è lui! L’unico materasso al mondo a moltiplicazione molecolare!

A prova di ogni bambino!

Genitori non passerete più alcuna notte insonne!

Non avrete più piedi che arrivano in ogni vostra zona vitale!

Non dovrete più rifugiarvi ai piedi del letto!

Non servirà più dormire in piedi come i cavalli nell’unico centimetro libero lasciato dai vostri figli!

Non dovrete più temere incursioni notturne volte a turbare il vostro sonno!

Il letto ad allungamento molecolare costruirà del nuovo materasso per voi in base ai vostri movimenti!

Il letto può inoltre essere dotato di comodo scivolo notturno per uno spostamento sicuro ed indolore verso la cameretta del pargolo.

Il letto ad allungamento molecolare è un prodotto garantito dall’Associazione di tutela del genitore in mens e corpore sano.

Affrettatevi genitori! Il letto è ad edizione limitata!

La legge inversa del risveglio

Da quando sono diventata mamma una domanda ha, in maniera sempre più assidua, fatto capolino nella mia mente.

Credevo fosse una leggenda

Esagerazioni dei genitori.

Una sorta di favola dalla morale che mi sfuggiva.

Invece è Realtà.

Ancora non riesco a spiegarmi per quale assurda legge dell’inverso i bambini abbiano delle regole per i risvegli opposti a quelli genitoriali.

Risveglio nei giorni scolastici:

Riconoscibili dalla cosiddetta Sindrome della Bella Addormentata.

Solitamente nessun principe o principessa, magia, rito riescono in alcun modo a turbare il sonno degli amati pargoli.

Personalmente ho tentato tutte le strade.

Ho provato il risveglio dolce con baci e parole dolci…Nulla!

Musica a tutto volume… niente!

Saltare sopra il letto cantando a squarciagola… ancora nisba!

Gong piazzato nell’orecchio dell’amato pargolo… neanche!

Nessun suono umanamente concepibile sembra turbare il loro sonno beato sonno.

A volte l’unico segno di una sorta di ripresa dall’onirico torpore è nella frase…

“Ho sonno, ancora un pochino…”

Inutile pregare il rampollo spiegando loro che esistono orari da rispettare

Non gli interessa né in minima né in larga parte.

Per mia esperienza esiste un’unica soluzione… buttarli giù dal letto, portarli o trascinarli sotto l’acqua corrente e infilargli i vestiti.

Risveglio del fine settimana:

Riconoscibili dalla Sindrome di Iperattività fastidiosa compulsiva:

Nell’agognato fine settimana

Quei giorni sognati tutta la settimana in cui già pregustiamo di aver un pochino di riposo supplementare, dopo giorni passati a dormire cinque/sei ore per notte.

Dopo giorni nei quali la sveglia è suonata inesorabile senza perdere neanche un minuto…

Pensate forse che l’amato pargolo dormirà come ama fare dal lunedì al venerdì?

Certo che no!

Ecco che egli già di buon mattino, prima ancora che canti il Gallo, salta su dal giaciglio come molla, arzillo, pieno di energia e di voglia di parlare…  ovviamente con voi!

A nulla vale la nostra preghiera di rimettersi a dormire, di concederci solo un altro piccolo, piccolissimo minuto…

Adotteranno ogni stratagemma per farci pesantemente alzare dal letto e non risparmieranno nessuna arma contro il vostro meritato riposo.

Nessuno riesce a riposare se un figlio ha deciso che dobbiamo svegliarci.

In quei momenti si ripensa alle frasi di chi prima di te ha messo al mondo della prole all’annuncio della gravidanza:

“Ricordati…” quasi sibilato “da quando nascono non potrai più dormire. Dormi ora, ora che sei ancora in tempo”

Ridevo allora, ignara…

Invece ho capito che era reale e che il corpo per sopravvivere impara a ricaricare le pile anche solo in poche ore.

E nonostante vi siano momenti nei quali mi chiedo se e quando dormirò nuovamente per nove ore di fila non cambierei per nessuna dormita letargica al mondo Il motivo della mia insonnia.

Anche se con un occhio aperto ed uno chiuso e stanca all’inverosimile, pedalare su questa bicicletta è il regalo più bello al mondo.

Scuola o non scuola questo è il dilemma

In questo periodo post lockdown

Dopo aver pregato ogni divinità conosciuta affinché ogni scuola, di ogni ordine e grado riaprisse finalmente le porte…

Dopo aver passato mesi incollati a video lezioni o a materiali vari ed eventuali per insegnare e dilettare la nostra prole

Ora che si è deciso che l’evento tanto atteso finalmente si compirà

Che i genitori saranno finalmente liberi dall’incombenza di divenire anche insegnanti

Che finalmente per alcune ore i bambini o adolescenti saranno comodamente impiantati in istituto volto almeno a tentare una loro evoluzione

Ecco comparire come fantasma di sovrano il dubbio….

“Mascherina o non mascherina,

questo è il dilemma

I banchi singoli e l’amuchina sulla perigliosa strada

O montar su lo sciopero e lasciar deserta l’aula

E continuar a lasciar il beneamato figliolo a casa?”

Io mi chiedo, forse da sprovveduta

O Voi novelli Amleti dell’istruzione

Saremo anche d’accordo che di chiusure di un doman non v’è certezza.

Sono d’accordo che del piano dell’Azzolina nessun c’ha capito un’aciderbolina

Ma proprio voi sino a due giorni or sono andavate in spiaggia a due centimetri di distanza con perfetti sconosciuti

Voi che i vostri figli hanno danzato cosc to cosc con centinaia di altri ragazzi in discoteca

Voi che eravate talmente vicini al tavolo accanto al vostro mentre facevate l’aperitivo da poter fare cin cin con il terzo tavolo della fila dopo il vostro

Voi che vi siete accalcati in ogni dove senza che ci fosse un domani senza mascherina

Ora pontificate sulla sicurezza dell’andare a scuola.

Chiedo ordunque a voi amatoriali epidemiologi ormai perfetti cantanti da balcone

Potete certificare dunque, senza alcun difetto, che il virus non ama divertirsi ma ama l’istruzione?

Lo SMA 3000

Se rinasco voglio assolutamente farlo nei panni di un inventore!
La mia prima invenzione?
Il Super Mega Aspirator 3000!
Lo SMA 3000 nasce per le esigenze del genitore moderno, soprattutto di quelli mono muniti di se stessi, a volte anche se sono in coppia.
Parlo con voi cari genitori!
Dopo una dura giornata di lavoro, solitamente trovate il pavimento della vostra dimora trasformato nel campo di una efferata battaglia?!?
Magari nel breve lasso di tempo che avete di chiudere la porta e rigirare lo sguardo?
Parlo soprattutto a voi genitori che come me non avete una stanza da dedicare al vostro pargolo.
Sapete bene che in questa spiacevole situazione la guerra dei giocattoli supera ogni barriera e confine estendendosi anche nei Regni delle Cucine o nelle Regioni del grande wc.
Lasciate ogni speranza or dunque voi che entrate!
Per voi genitori che pretendete di avere un minimo spazio per poter posare i piedi!
A voi genitori che osate chiedere di togliere qualche giocattolo da terra e solitamente sentite accampare al vostro pargolo le più astruse scusanti per esimersi dall’ingrato compito.
Avrà qualche dolore!
Improvvisi colpi di sonno letargico.
Qualsiasi cosa pur di non togliere da terra i suoi amati giocattoli.
In fondo, cosa vuoi che sia caro genitore?
I pargoli vogliono il nostro bene, farci tornare bambini.
Volete forse mettere il giocare alla gimcana?
Il brivido del salto all’ostacolo?
I salti con doppio avvitamento mortale evitando mura e mobili?
Essi vogliono mantenerci in forma!
Allenare il nostro spirito di sopravvivenza!
In fondo per arrivare in cucina bisogna avere muscoli e mente sana per evitare di fracassarsi qualcosa mettendo un piede in fallo, rappresentato ormai nella forma di monopattino!
Genitori allenati a trovare ogni appiglio per non toccare terra.
Anche perché a terra, diciamocela tutta, non vi è neanche un millimetro quadrato dove poter appoggiare il piede.
Se poi si è in estate e i piedi sono nudi, beh! la cosa è vivamente sconsigliata da tutte le associazioni di tutela del genitore.
Amici e colleghi!
Se vi sentite ormai sufficientemente allenati e volete riappropriarvi dei vostri spazi…
Comprate lo SMA 3000!
(E ripeto, vorrei davvero essere un inventore per poterlo creare. Se qualche inventore mi sta leggendo cedo volentieri l’idea in cambio del primo modello)
Non appena il pargolo inizierà ad argomentare del perché non può togliere da solo i suoi giocattoli da terra, dopo averli lanciati fuori in ordine sparso e dopo che voi siete al termine di un’intera giornata di lavoro…
Caro genitore!
Ecco la soluzione!
Basterà semplicemente tirare fuori il vostro SMA 3000
Accendere il tasto on e come per magia, il vostro pavimento tornerà a brillare.
Dotato di comodo tubo stile aspiratore industriale e di gigantesco sacco nero per il contenimento dei giocattoli!
Venghino signori, venghino! Comprate il Super Mega Aspirator 3000!
Dopo la prima accensione, vi assicuriamo, avrete figli che diverranno più disciplinati vedendo sparire i loro giochi.
Rischiate solo di usarlo poche volte…
Gli amati pargoli potrebbero poi riporre senza capricci i loro averi nelle apposite sedi.
Lo SMA 3000 è un prodotto garantito dall’Associazione di tutela del genitore in mens e corpore sano.

I Beneamati Gruppi delle mamme…

Che bello vivere in un’era digitale!

Poter sentire, vedere le persone che si amano anche a distanze notevoli.

Potere solo con un click conoscere ed avere a disposizione tutto lo scibile umano.

Poter interagire con il mondo attraverso scritti, foto, dipinti, video e tutto ciò che ci balena in mente.

Che bello poter in un attimo, comunicare ogni nostro pensiero.

Sì! Che bello!

Sì, che bello conoscere in un istante tutto ciò che passa per la testa a tutti in ogni momento!

Che bello?

Ecco, perdonatemi ma al di là di indubbi vantaggi donatici dalla tecnologia ve ne sono alcuni che davvero non sopporto.

Non starò qui ad elencare tutte le cose positive che esistevano prima.

Anche se a dirla tutta erano davvero parecchie…

Nonostante non avessimo telefonino.

Soprattutto perché non avevamo il telefonino.

Con gli amici comunque riuscivamo sempre ad incontrarci.

Bastava citofonare e la persona solitamente arrivava o salivi tu da lei/lui.

Questa non era la regola perché la norma prevedeva incontri, ad orari prestabiliti già all’alba dei tempi, ai quali tutti eravamo allineati.

Stessa cosa per il luogo prescelto degli incontri per tappe ed ad età prestabilite.

Se lontani la tecnologia Pre-internettiana prevedeva l’uso di splendidi telefoni a gettoni.

La poesia della cabina telefonica occupata…

L’attesa fuori che l’occupante finisse la telefonata, ad ogni ora del giorno o della notte, con ogni tipo di condizione meteorologica.

Ci fosse freddo, vento, gelo, gran caldo.

L’attesa valeva sempre la pena perché poi la cabina telefonica rappresentava sempre un riparo.

Si entrava con le tasche pesanti di monetine e gettoni tintinnanti, almeno prima della grande invenzione della scheda telefonica, e si usciva leggeri come l’aria.

Certo, non mancavano le scomodità.

Come quando si finivano i gettoni o come detto in tempi successivi la scheda.

Solitamente proprio nel momento clou della conversazione.

Ma indubbiamente anche questo aveva il proprio fascino, come il poter immaginare con la fantasia il proseguo della conversazione stessa, il che probabilmente spesso era anche la cosa migliore.

Esistevano poi le lettere e le cartoline e la gioia immensa di ricevere la visita del postino.

Ora si spera, almeno io lo spero, che il postino si dimentichi di noi il più possibile, avendo perlopiù con sé raccomandate o fatture scomode.

Per parlare esistevano anche metodi diretti.

Come?

Le chiacchierate Vis to vis erano un must.

Ma soprattutto, lasciatemelo dire, per la fortuna delle nostre mamme e nonne, beate donne, non esistevano le famigerate chat di WhatsApp!

Alzi la mano la mamma che avendo figli, dall’asilo in poi, non ha almeno una volta detestato il suono del messaggino in arrivo nella affollatissima chat delle mamme, piene di inutili messaggi ed informazioni.

Per ogni momento e per qualsiasi ragione arriva un messaggio.

Attenzione, mi spiego meglio, sono lieta di avere uno strumento che mi permetta di ricevere foto o informazioni importanti sulla mia pargola.

Ma…

Credetemi! E qualsiasi mamma me ne darà ragione, per la maggior parte delle informazioni che vengono condivise rimpiango il buon vecchio piccione viaggiatore.

Almeno ogni tanto non arrivava a destinazione, poteva anche fermarsi a mettere su famiglia con qualche brava picciona.

Per molti di questi messaggi avrei di certo evitato di avere informazioni praticamente superflue, inutili e che creano solo il pensiero triste rivolto a tutte quelle parole così martoriate in una semiotica ridondante e vana.

Son tutte belle le mamme del mondo e son belli anche tutti i bimbi del mondo.

Ma mentre lavoro o anche se sono semplicemente in relax ricevere messaggi continui del come dovrebbero mangiare i vostri bambini o dei loro movimenti intestinali o di qualsiasi altra informazione intima e privata… Francamente… Francamente me ne infischio!

Non solo, mi chiedo perché vi era un tempo nel quale ai genitori era permesso di mandare i figli a scuola e di affidarli agli insegnati, nel proseguo di una educazione nella quale il genitore metteva bocca il giusto e ora invece dobbiamo assumere il ruolo del Grande Inquisitore!

Nel benedetto gruppo ogni genitore è scienziato, letterato, artista, storico, sociologo e capace di giudicare l’operato dell’educatore e sopra tutto i suoi errori di insegnamento.

Colpevoli!

Secondo alcuni perché insegnano ai bambini con una visione troppo cattolica.

Per altri invece l’insegnamento è troppo ateo.

Per altri è troppo una via di mezzo.

E giù e giù, argomentazioni su argomentazioni, dibattiti, messaggi su messaggi di ciò che non ha il minimo interesse né pertinenza.

E giù, giù sproloqui su insegnati ed altri genitori.

E giù, e giù luoghi comuni, paure inesistenti e momenti da paladini contro le scorrettezze vere o presunte.

Per fortuna in questi gruppi esistono genitori, mamme in realtà, perché ora che ci rifletto i cari padri si defilano dall’ingrato compito tanto è vero che i gruppi sono sempre intitolati alle madri…

Ad esempio Gruppo Mamme elementari Pozza Buzzone, o Mamme dell’asilo Cinci Facini.

E i padri… padri dove siete?!?

Comunque dicevo che per fortuna esistono mamme sagge che tentano di parare colpo su colpo i vaneggiamenti fintamente ormonali della buona maggioranza del gruppo.

Solitamente le poverine desistono rifuggendo in degne ritirate e richiudendosi in dignitosi silenzi.

Ebbene sì, appartengo anche io alla categoria.

Ho subito messaggi su messaggi sino a quando non ho scoperto due funzionalità essenziali:

Messaggi silenziosi.

Cancellazione degli stessi in automatico.

Posso assicurarvi che ora che mantengo solo i messaggi con una certa rilevanza, il mio telefono ringrazia e si sente più leggero e felice.

Ma non posso fare a meno, perdonatemi la franchezza, di rimpiangere i bei tempi quando si poteva semplicemente evitare le riunioni di classe.

God Save La Tecnologia!

La grande Università del Giudizio Universale

Ormai sono sicura.

È ufficiale!

Vi annuncio con gioia la creazione di una nuova università che per fortuna di noi istituzionalizza una figura da noi tutti incontrata almeno una volta nella vita.

Il giudicatore seriale con specialistica in dispensazione di buoni consigli.

Quando poi si ha un bimbo i frequentatori di tali università, spuntano come lumache dopo la pioggia.

In realtà quando si hanno figli In generale siano essi piccoli o grandi ed anche se non si hanno.

Ho potuto notare più volte che il loro sommo sapere non conosce limiti di alcun tipo, figuriamoci quindi quello dell’età.

Solitamente iniziano loro missione Divina dalla nascita dei pargoli.

Appena questi pronunciano il primo Nghé! essi conoscono, come se gli venisse rivelato dalla palla di cristallo, tutto ciò che sbaglierai con la prole ed ovviamente conosceranno già la soluzione più adatta ad ogni necessità.

Chiaramente per la legge del bastian contrario per queste persone tu genitore sarai sempre in difetto.

Essi non conoscono, come già detto, alcun limite.

Se non sono genitori poco importa saranno comunque tuttologi ed onnisciente avendo letto in qualche dove quella o questa notizia ed informazione che tu davvero non puoi conoscere, o comunque le loro fini menti superiori conoscono la via retta ed illuminata.

Se poi loro stessi sono stati i genitori…

Oh beh! Allora…

Rullo di tamburi!

Suono di orchestra!

Mettiti pure comodo perché la sinfonia avrà inizio.

Se darai il ciuccio

Il ciuccio è DELETERIO per lo sviluppo della mandibola.

Se non darai il ciuccio

Oh povera te! Come farai poi senza ciuccio! Dovrai tenerlo sempre in braccio e coccolarlo!

Orrore!

Se avrai deciso di dare il ciuccio e sarai oltre il primo anno

Ora come farai a toglierglielo!?! Dovevi pensarci prima o mettigli su peperoncino, dentifricio, o deiezioni varie.

No Comment!

Se lo toglierai troppo presto

Oh mio Dio! Potresti creare seri traumi al tuo bambino! Togliergli il ciuccio così, proprio ora!

E così via e via per tutto l’arco della crescita dei nostri bimbi.

Stai pur sicuro che ogni loro tappa avrà argomenti validi di discussione.

Ovviamente l’università forma anche per consigliare soprattutto le giovani, o meno giovani non importa, perché pur sempre inesperte madri per qualsiasi evenienza.

Lavoro, relazioni e tutto ciò che è nello scibile umano potranno essere oggetto di consiglio, non richiesto e/o di giudizio.

Ad esempio se la genitrice è felicemente sposata sarà un tripudio di consigli per mantenere felice il consorte dopo la nascita del bimbo, più o meno imbarazzanti.

Se la “sventurata” ha un compagno allora vi sarà un vero e proprio manuale di consigli con giudizi di vario tipo e colore sulla sua moralità.

Se nel corso della sua vita avrà qualche screzio con il congiunto, giù a dirle frasi da loro tanto amate come: “te l’avevo detto”.

Se lo stesso per una ragione o un’altra cambierà rapporto o verrà a mancare nel percorso della vita della puerpera allora darà vero pane per i loro denti tanto da poter tirare fuori la loro Bibbia Sacra del Consiglio Supremo.

Non pensiate comunque voi single imberbi e senza alcuna idea di mettere al mondo eredi o di sposarvi che sarete risparmiati…

Tutti voi là fuori tenetevi pronti perché l’università conta ormai milioni di laureati e sappiate che ce n’è uno già pronto che aspetta proprio Voi!

Nostalgia canaglia

Il lockdown, periodo stressante, pieno di paure ed incertezze per il futuro ma, lo ammetto, per chi come me ha continuato a lavorare ha avuto qualche piccolo risvolto piacevole in mezzo a tanto dolore.

Devo fare una premessa….

Vivo in un luogo dove il codice della strada è uno strano termine che non appartiene alla maggior parte della popolazione.

Mi spiego meglio, se in tutta Italia notoriamente in assenza di stop ad un incrocio passa prima chi ha la destra libera e poi gli altri in senso orario qui… rombo di motori, sguardi assassini occhi negli occhi e il più coraggioso ed impavido passerà.

Ecco, non essendo di qui originaria ancora sento particolarmente lo stress dell’autista ligio al dovere civico che mette le frecce, si ferma agli stop o a far passare i pedoni. Solitamente quindi quando guido, il mio sottofondo musicale sono i clacson degli altri soldati della strada e insulti dal più banale al più colorito e anzichenò interessante.

Non parliamo poi dei parcheggi.

Mentre gli altri alla vista di due centimetri quadrati liberi riescono ad inserire anche auto stile limousine, non curandosi se questi si trovino in curva, su strisce pedonali, passi carrabili o sui piedi di qualcuno, io sarei capace di girare ore ed ore a cercare il parcheggio perfetto.

Da qui nasce la mia esigenza di partire con notevole anticipo se ho degli impegni ad un orario specifico per poter tranquillamente trovare il posto giusto anche se lo stesso si dovesse trovare a chilometri di distanza dal luogo dell’appuntamento.

Tutto ciò potrebbe anche andare bene in giornate primaverili con temperature gradevoli e senza acquazzoni all’orizzonte, ma vi assicuro che farlo in altri periodi dell’anno ha degli svantaggi davvero notevoli.

In un paio di occasioni, forse anche più di un paio, ho maledetto la mia mentalità zelante, guardando, a dire il vero, con una certa invidia coloro che parcheggiavano con un certo savoir-faire le loro macchinone nei luoghi più impervi scendendo perfettamente sistemati dai loro veicoli mentre io ansimavo per la maratona appena affrontata.

E come d’incanto durante il lockdown lo stress della guida non esisteva più.

Le strade deserte, le rondini che cinguettavano allegre e i fiori colorati che facevano capolino dagli angoli delle strade. Almeno questo è il mio ricordo un po’ fiabesco e colorato ma essendo stato un periodo di favole, cartoni e giochi vari per ore ed ore, sette giorni su sette, potrebbe anche darsi che il mio ricordo non sia esattamente realistico ma frutto di una mente sull’orlo dell’esaurimento da animazione spinta.

Chilometri e chilometri di parcheggi disponibili, nessun clacson ma al limite la musica della mia macchina a tutto volume con relativa folle, io per intenderci, che cantava a squarciagola.

Almeno di giorno, perché al calar della sera tutto sembrava più spettrale e nella mente ai cartoni si sostituivano milioni di scene di film apocalittici, tanto che mi sono chiesta più volte per quale diamine di motivo ne ho guardati così tanti in vita mia.

Dalla serie, di giorno non ci penso e appare tutto bellissimo, la notte paura, tanto che alla fine sognavo anche il momento di rivivere quei momenti folli in mezzo al traffico.

Quando finalmente arrivò il gran giorno ferma in coda, dopo i primi colpi gentili di clacson da mea culpa, ero rea di essermi fermata a quel semplice avvertimento che in altri luoghi nominano stop, dopo le prime macchine e motorini che mi tagliavano la strada, cominciai a rivedere con gli occhi del cuore le strade sgombre e dimenticando le brutture del periodo, nel mio pensiero cominciai ad udire solo dolci note: “Nostalgia, nostalgia canagliaaa”

L’inizio dell’unico caso di sindrome dell’uscita della capanna, degli altri!

Grazie ai dottor Stranamore

Quando si è donne e si è single tutti credono di doverti difendere.

Correzione

Quando si è donne e si è single c’è chi crede di essere in diritto di diventare il nostro paladino, non richiesto ed invadente.

Una donna non sa cavarsela da sola in fondo…

Come? Ma davvero? Ma stiamo scherzando?

Sono donna, lavoro ed anche se pagata meno dei miei colleghi maschi (ebbene sì ahimè questo è uno scoglio difficile sul quale però non ho intenzione di arenarmi), posso permettermi ciò di cui la mia bimba ed io abbiamo bisogno.

Sono Mamma con la m maiuscola e non perché donna sono meno autoritaria quando serve con mia figlia.

E quando dico autoritaria che nessuno osi pensare che io sia più vicina ad un uomo che ad una donna.

Affermo a gran voce la mia femminilità e quando qualcuno dice, sei una donna con le palle allora mi girano davvero ma quelle universali e cosmiche… Al limite, sia chiaro, sono una donna con le ovaie al quadrato!

Spesso mi dicono che DEVO rifarmi una vita, ovviamente in ciò non intendono che dovrei lavorare sui miei addominali.

Una donna senza un uomo appare come troncata ma mi chiedo, anzi chiedo a voi che affermate ciò, non vi sembra indicativo che le donne più longeve del mondo e della storia siano state per anni e anni e anni single?

Ecco, con ciò non voglio dire che escludo aprioristicamente l’idea di poter avere qualcuno accanto in un futuro ma mal sopporto questa idea comune che l’equazione sia così ovvia e scontata.

Ci si può completare anche soli, anzi credo fermamente che prima bisogna essere un tutt’uno con sé stessi e poi si possa avere una relazione equilibrata con un’altra persona.

Quindi invio un messaggio a tutti coloro che vogliono giocare al Dott. Stranamore con me.

Vi ringrazio, ringrazio davvero tutti di cuore! Ecco perché appena troverò la mia mela per formare con me un bel melone sarete i primi a riceverne lieta comunicazione. Sino a quel momento lasciate gentilmente ogni speranza voi che tentate.