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Presentazione semi seriale…

Cosa dire di me? Donna, lavoratrice, mamma, giovane matura quanto basta, single non per scelta, ahimè a volte il destino gioca più veloce di noi, ma per uno strano allineamento di astri. Disillusa dall’amore, o meglio da quella parvenza di tale siffatta parola che in maniera tanto aulica viene pronunciata da molti dopo una sola serata di sano sesso. Ho smesso già da tempo di credere nel principe azzurro e nelle principesse che debbano obbligatoriamente essere salvate. Rivendico con passione le ragnatele della mia vagina preferendole di gran lunga a spazzini dell’ultima ora. Sono fiera di non essere maschio e detesto la rivendicazione di molte donne alla parità dei sessi. Trovo francamente che il voler paragonarsi al “sesso forte” sia svilente per la mia dignità di essere femminile pensante. Poi di forte gli uomini hanno solo i muscoli, vorrei vederli francamente ad ogni mestruazione o al momento del parto nella loro virile, forte, cruenta mascolinità. Anche sui muscoli avrei da obiettare essendo convinta che il muscolo più forte sia il cervello e qui purtroppo, in questo Social-secolo, di carenze di spinaci ne vedo da tutti i lati senza distinzioni di età, sesso o religione. Sono mille persone in una e a volte non ne sono stata nessuna. Ho l’animo che sa essere di pietra o di burro. Mi sono reinventata mille volte e mille volte sono caduta. Ho fatto mille lavori ma il più duro, complesso e meraviglioso è quello di essere mamma e per chi come me sa cosa intendo regalo questo mio piccolo semi serio, probabilmente inutile o forse banalmente necessario, manuale di sopravvivenza della mamma single.

N.b. Il mio non è femminismo ma cinico realismo!

A volte ritorno

Quanto tempo passato senza scrivere, troppo presa da un intenso periodo di masturbazione mentale.

Mille quesiti, domande su me stessa medesima poste da me stessa medesima, il mondo, il mio ruolo di mamma, il mio ruolo nel ruolo dei ruoli dell’esistenza.

E poi ad un tratto, dopo l’ennesimo sospiro post pre-pre-pre-precocissimo atto di adolescenza della mia bimba, dopo essermi posta il quesito se usare la via della comprensione o il collaudato metodo antico degli avi del lancio della mano verso la natica, ho avuto un’illuminazione!

Quesito principale:

La via degli antichi saggi a volte è la migliore delle scelte in un mondo dove si è dimenticato ciò che davvero è importante

Quesito scaturente:

Perché continuare a comportarmi come de Torquemada con la mia povera mente ormai stanca da continui soprusi di domande e riposte senza logicità, nesso o importanza.

È davvero stressante stressarsi così ampiamente, molto meglio respirare e seguire l’istinto, abbandonare l’autoerotismo mentale e ricominciare a scrivere invece di torturare il cervello per prendere la vita con leggera consapevolezza.

In fondo ho iniziato ad avere le prime turbe quando ho smesso di farlo quindi…

Eccomi di nuovo qui capendo finalmente l’importanza profonda del ritorno

Quindi eccomi di nuovo ritornata in me.

Ode alle serie passate

Parlando con amici senza figli sulle serate davanti alla tv, guardando serie televisive o film, ho per un attimo riprovato un brivido lungo la schiena.

Quel brivido che provavo quando la tv e le scelte su cosa guardare riguardavano me e me soltanto.

Ora, come chi ha figli piccoli saprà bene, nel momento della fatidica scelta, arriva quella vocina dietro di noi a dire:

“Mamma, ma è un film per bambini?”

E in quei momenti vorresti rispondere:

“No, Anima mia, mi sono sciroppata giornate e nottate intere di film, cartoni, sketch, video e tutto il pensabile umano che riguardava bambini o ciò che concerne i bambini e oggi mamma vorrebbe solo gustarsi un bel film pulp, ma che più pulp non si può. Di quelli belli, di quelli che solo un adulto può vedere. Hai presente? Un bel film vietato agli under 30. Vai quindi nella tua cameretta, prenditi un bel libro e lascia il piacere alla mamma di vedersi ciò che vuole per una volta.”

Questo nella propria mente e fantasia.

Nella realtà, sospirando e deglutendo, l’unica frase che pronuncio è:

“Amore… Cenerentola o Biancaneve?”.

Il gatto nella scatola (Versione per bambini)

Un giorno, nel paese di Quantinopoli, il piccolo Erwin si annoiava e si annoiava e si annoiava…

“Gioca con i tuoi soldatini” gli disse la mamma.

Erwin la guardò e sbuffò

 “Ho appena finito di giocare con loro”

“Gioca con la palla” gli disse il babbo.

Erwin scrollò le spalle: “Ho giocato tutta la mattina con la palla”

In quel momento davanti a lui sfrecciò Pallina, il gattino rosso, rincorrendo un gomitolo di lana.

Ad Erwin venne un’idea strabiliante!

Corse in cantina e prese una grossa scatola di legno e vi fece dei buchini.

“Cosa stai mai combinando?” gli chiese la mamma con un sospiro.

“Vedrai mamma, vedrai!” disse Erwin tutto soddisfatto.

Corse poi dal nonno.

“Nonno! Nonno! mi presteresti il tuo cipollotto?”

Il nonno affaccendato come era a cercare di riparare la sua vecchia poltrona non si fermò neanche un secondo a riflettere sulla strana richiesta del nipote e gli allungò l’amato orologio.

“Riportamelo sano e salvo però” riuscì appena a bofonchiare perché Erwin come un lampo lo acchiappò e si precipitò di nuovo in giardino.

Piombò poi nella stanza di sua sorella e prese una boccettina di vetro piena di colore verde e degli elastici colorati.

Hanna, la sorella lo guardò stupita e andò dalla mamma:

“Ormai possiamo dichiarare che tuo figlio è pazzo!” disse seccamente.

“Cosa avrà mai intenzione di fare?” si chiese fra sé e sé la mamma.

Decise quindi di controllare lo strano progetto che aveva in mente.

Mentre cercava dove si fosse cacciato il suo bambino vide il babbo:

“Hai per caso visto Pallina?” domandò l’uomo.

La donna fece spallucce:

“Io cercavo nostro figlio lo hai per caso visto?”

Mentre parlavano sentirono il gattino miagolare con violenza nel giardino posteriore.

Corsero in un lampo e videro Erwin, armato di fogli e penna che annotava qualcosa e la scatola con i buchini che sobbalzava violentemente.

“Cosa stai facendo Erwin!” urlano i due.

“Calmi… papà, mamma, sto compiendo un esperimento. Ho chiuso Pallina nella scatola con un meccanismo creato con un orologio, un elastico ed una pistola ad acqua piena di vernice verde!”

“Cosa hai fatto con il mio orologio?” Gridò il nonno che era sopraggiunto nel frattempo.

“Nonno! Chiamasi scienza! Sto osservando cosa accadrà. In teoria l’elastico legato alla lancetta dell’orologio dovrebbe azionare il grilletto della pistola ad acqua ma potrebbe anche non accadere. Lo saprò solo quando aprirò la scatola e solo allora saprò se Pallina si è sporcata oppure no.”

“Lo dicevo io che era impazzito” sussurrò all’orecchio della mamma Hanna che si era avvicinata sentendo tutto quel frastuono.

“Oh Perbacco!” esclamò il padre “Non vedi che quel povero gattino è terrorizzato Erwin!” e afferrò la scatola.

Aprendola si vide solo un gattino terrorizzato piombare con gli artigli ben acuminati sul viso del povero uomo e, nessuno capì mai se grazie al meccanismo o al balzo di Pallina o allo scossone dato dal padre di Erwin, il meccanismo scattò spruzzando di verde il volto del povero nonno che nel frattempo aveva acchiappato la scatola per salvare il suo amato cipollotto.

Le urla dei due uomini e quelle della madre che era accorsa per cercare di staccare Pallina dalla faccia del padre e le risate acute della sorella che si stava godendo la scena, permisero ad Erwin di apprendere ben due lezioni importanti:

Due gambe veloci e un momento di agitata distrazione sono utilissimi a volte per cavarsi via dai guai e la più importante fu che alcuni esperimenti sarebbe stato davvero meglio, da quel momento in poi, lasciarli solo nel campo delle ipotesi.

Il gatto nella scatola

Tac, tac, tac batteva il suo cuore.

Eh sì, lo sentiva il suo cuore battere ma in quella oscurità non era più sicuro di nulla.

“Vivo mi sento vivo” pensava fra sé e sé “Ma se invece non lo fossi realmente, se il mio sentirmi esistente fosse solo una dolce chimera oppure semplicemente un ricordo rimasto nelle pieghe dell’universo?

Se io non fossi ora reale ma un ricordo della mia esistenza”

Continuava a pensare senza sosta.

In fondo cosa altro avrebbe potuto fare se non pensare.

“Magari il meccanismo è scattato, magari no…”

Per un attimo fermò il flusso della sua mente ed ascoltò.

Nessun suono, neanche lontano per fugare i suoi dubbi.

“Ed anche se fossi vivo, quale sarebbe il mio scopo? Forse solo dimostrare la verità di una realtà o del suo opposto?”

Era così intorpidito da quell’immobilismo fisico che neanche il suo corpo poteva rispondere più ai suoi quesiti.

“Chissà se il mondo continua ad evolversi o se piuttosto lo fa solo se lo guardiamo. Per me in fondo che sono chiuso qui, con l’unica compagnia di me stesso, tutto è uguale e statico”

Rimase di nuovo in perfetto silenzio… nulla!

“Arrivasse almeno qualcuno ad osservarmi” pensò “Questa agonia finirebbe. Almeno potrei così sapere cosa mi è successo, potrei saperlo davvero. Ma se invece la mia realtà fosse davvero non una ma almeno doppia. Chissà cosa starà facendo ora, a cosa starà pensando l’altro me ora. Chissà se la sua scatola sarò stata già aperta e chissà se il suo meccanismo è scattato oppure no”

Così pensava ed intanto il tempo passava senza sosta.

“Magari potessi fermare il flusso dei miei pensieri, magari, magari io sono solo pensiero, semplicemente un punto pensante in mezzo all’infinito flusso della vita… Chissà magari sono solo un pensiero nella mente di un uomo che immagina un gatto in una scatola e il suo destino”

Piatto Mutaforma e muta sapore

Genitori! Colleghi ed amici di sventurati pasti…

Siete stanchi delle faccine insoddisfatte dei vostri pargoli?

Siete stufi di pentole sporcate e cibi sprecati o mangiati ad ingozzarsi da voi pur di non buttarli?

Stressati dalla ricerca della formula perfetta per coniugare alimentazione sana con bambini che mangerebbero solo cibo spazzatura?

Noi della Tutela della salute mentale del genitore siamo lieti di annunciare la nuova grande invenzione del secolo!

Il primo unico ed inimitabile…

Piatto Mutaforma e muta sapore!

Nessuna magia ma grande inganno!

Grazie ad uno gioco di specchi e ad uno speciale spruzzatore di sapore ogni piatto diventerà il preferito del vostro bambino!

Pizza Margherita… in realtà un bel piatto di spinaci

Un pesciolino lesso con contorno di verdure… agli occhi del vostro amato bene diverranno Wurstel e patatine.

Genitori da oggi tutto ciò che di sano proporrete ai vostri eredi sarà sempre di loro gradimento.

Il piatto del miracolo è servito!

Affrettatevi genitori

Ogni piatto è disponibile in cinque gusti a prova di bambino.

Edizione limitata!

Solo per poche ore gusto cotoletta e patatine in omaggio!

Sinfonia n° 1 – Parte seconda

Il vento passava in mezzo alle fronde degli alberi del lungomare, le sembrava quasi di sentirle ridacchiare mentre Eolo faceva loro il solletico.

Frusccc, fruscc, sussurravano contente.

Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc…

Continuava a camminare.

Intanto pensava a come in fondo tutto possa diventare musica, anche i pensieri.

Dall’altro lato della strada ecco arrivare una nonnina con il nipote stretto alla mano.

Sembrava così anziana, con le rughe così profonde che sembravano quasi baciarle quegli occhi chiari, limpidi e profondi come il mare.

Chissà quanti racconti, quante emozioni ed avventure, quante immagini si erano impresse in fondo a quelle pupille, nere come l’infinito.

Il bimbo saltellava accanto a lei e il sorriso ampio e solare la contagiò con la sua allegria.

Passarono accanto a lei lievi e delicati e nella mente le venne in mente una giornata di musica, tanti anni prima, quando ancora era una pargoletta.

Ecco le note, il suo primo canto corale, l’Inno alla gioia! Cominciò a canticchiarlo fra sé e sé e in men che non si dica si trovò di fronte alla sua meta.

Spinse la porta a vetro che produsse un lento fruscio e il campanello sopra di esso tintinnò festoso.

Solo un leggero parlottio di sottofondo a seguire la sua scelta del prodotto adatto, della sua scusa in realtà per intraprendere quel piccolo percorso nelle stradine del quartiere.

Ed ecco un suono squillante!

Una risata cristallina come un suono di allegri violini risuonò nell’aria.

Sorrise fra sé e sé, quel suono per un attimo l’aveva riportata alla realtà del momento, immersa come era in quel suo viaggio interiore.

Due chiacchiere leggere come la brezza con il negoziante, di quelle che fanno bene all’animo e via di nuovo fuori dalla porta.

Dlin-dlin!

Salutò il campanello sopra l’uscio.

Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc…

Suonavano i tacchi sull’asfalto…

Frusccc, fruscc…

Conversavano con il vento le foglie.

Scrrrr, scrrrr, scrrrr…

Intonavano le onde…

Cri, cri, cri

Cantavano da lontano i grilli.

Sospinta dalla sinfonia del mondo, in una danza leggera si trovò di nuovo di fronte all’ingresso della sua casa.

Clunck!

Chiudendo la porta dietro di sé la sua bocca si allargò in un sorriso di gioia.

Era stato davvero un bel viaggio!

Sinfonia n° 1 – Parte prima

“Diamine!” pensò chiudendo la porta dietro di sé “L’aria è davvero pungente! Credere che fino a qualche ora fa sembrava di essere in primavera”.  Incominciò a camminare. Quel se pur breve tragitto dalla casa alla posta le sembrava ricco di sorprese. Eppure nulla intorno, per un occhio non esperto, sarebbe parso anche minimamente interessante.

“Perché mai ho messo questi tacchi!” rimproverò a sé stessa “Di certo un bel paio di scarpe da tennis sarebbero state l’ideale”. Pensò mentre percorreva quella stradina piena di buche sulle quali le sembrava di fare equilibrismi notevoli per non ritrovarsi con le terga ben piantate sull’asfalto.

Girando l’angolo si trovò nella via principale. Certo che sicuramente quella stradina di principale non aveva un bel niente. Neanche un’anima passava, neanche una piccola macchina. Continuò a camminare.

Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc… Toc! Toc! Toc! Toc! Strussssccc…

Ascoltava il suo passo. Cadenzato e sempre uguale, anche nella scivolata del piede destro. Quasi un ritmo incalzante che si ripeteva costante. Continuò ad ascoltare e mantenendo rilassata l’andatura la musica della sua camminata non presentava mutamenti.

Ma ecco un cagnolino scodinzolante catturò la sua attenzione. Sembrava velare leggero sul marciapiede. Con passo deciso percorse la strada e scomparve all’interno di una piccola bottega di alimentari.

“Forse avrà dimenticato il latte” si disse con un sorriso ironico. Percorse quasi in un baleno quei pochi metri che la separavano dal negozio. Era decisamente curiosa di vedere cosa stesse facendo quel piccolo quadrupede dal musino simpatico.

Appena arrivata lo vide là, beatamente seduto, aspettando un non specificato nonsoché. Si voltò un secondo, sentendola passare, e rimise il nasino attaccato al vetro.  Non calcolò neanche la mano di lei protesa per farsi annusare. Liggio al suo canino dovere di attesa di un qualcosa il cui segreto era ben custodito in quei occhietti neri e vispi.

“Pazienza” rimuginò lei “Magari avremo un’altra occasione per fare amicizia”. Ricominciò il suo piccolo viaggio.

Poco più avanti, sul cornicione di una casa, facevano bella mostra di sé dei sassi. Erano di diverse dimensioni ma sistemati con tale cura da sembrare l’opera di un artista o forse chissà di un mago che li avevi lì posti per un qualche rituale di protezione per sé ed i suoi cari. Vi erano sassolini bianchi, altri neri e rossi e tutti avevano qualcosa in comune, erano stati portati lì sicuramente dalla spiaggia che era di fronte, testimoni silenziosi di avventure mirabolanti o semplicemente delle chiacchiere dei bagnanti.

Il mare! Eccolo! Si udiva! Con quella voce calma e strascicante, sempre uguale, ritmica ma in fondo così diversa ad ogni nota. Un canto soave che raggiunge anche la più recondita parte dell’essere.

Sarà stato il canto del mare ad affascinare il buon Ulisse, non le sirene ma il mare stesso che richiama a sé coloro che non possono fare a meno di amarlo di amore così profondo e viscerale come quello che una madre prova per il frutto di sé.

(Fine prima parte)

Il letto ad allungamento molecolare

Genitori! Amici e colleghi di genitorialità!

Preparatevi!

Presto su questo schermo il letto del domani!

Il letto che finalmente ci garantirà il meritato riposo!

Il letto che ci permetterà di non tremare davanti alla frase tanto temuta…

“Posso dormire con te?”

L’unico letto capace di allungarsi ed allargarsi a dismisura solo al tocco del genitore in cerca di un fazzoletto di materasso libero per potersi lasciare andare nelle braccia di Morfeo!

Eccolo è lui! L’unico materasso al mondo a moltiplicazione molecolare!

A prova di ogni bambino!

Genitori non passerete più alcuna notte insonne!

Non avrete più piedi che arrivano in ogni vostra zona vitale!

Non dovrete più rifugiarvi ai piedi del letto!

Non servirà più dormire in piedi come i cavalli nell’unico centimetro libero lasciato dai vostri figli!

Non dovrete più temere incursioni notturne volte a turbare il vostro sonno!

Il letto ad allungamento molecolare costruirà del nuovo materasso per voi in base ai vostri movimenti!

Il letto può inoltre essere dotato di comodo scivolo notturno per uno spostamento sicuro ed indolore verso la cameretta del pargolo.

Il letto ad allungamento molecolare è un prodotto garantito dall’Associazione di tutela del genitore in mens e corpore sano.

Affrettatevi genitori! Il letto è ad edizione limitata!